Ganviè: la città su palafitte - Ouidah: templi vudù e schiavi

10-11 dicembre 2017 

Chiamata anche la Venezia d'Africa, Ganviè è la città sull'acqua più grande del continente e, come in una sorta di "waterworld", la vita si svolge interamente tra barche e palafitte. Ad Ouidah invece ci attendono i templi voodoo e la triste storia che riguarda la tratta degli schiavi.

Palafitte Case su palafitte
Città su palafitte Villaggio su palafitte
Palafitta
Ganvié è un vasto villaggio su palafitte, il più grande d'Africa e tra i più grandi del mondo, che si trova nel Benin meridionale a pochi minuti di navigazione dalla capitale Cotonou. Ganviè è raggiungibile solo in piroga e sorge lungo le sponde settentrionali del lago Nokoue, un'area remota e senza strade, scelta come residenza dal popolo Tofinu durante il XVI secolo per nascondersi dai guerrieri dei re che rastrellavano l'Africa Occidentale alla ricerca di persone da destinare alla tratta degli schiavi. Ganvié ospita circa 20.000 abitanti che vivono in capanne su palafitte, erette utilizzando legno e bambù. In passato i tetti venivano costruiti con paglia intrecciata, ma a partire dagli ultimi anni, si tende ad utilizzare la lamiera ondulata, in quanto più impermeabile e di durata molto maggiore.
Pescatori che lanciano le reti Pescatore che lancia la rete
Una delle più importanti attività a Ganviè è la pesca che vede coinvolti adulti e bambini, i quali lanciano le reti nelle basse acque del lago Nokoue tra palafitte e gigli d'acqua in fiore.
Lago Nokoue Ganvié
Donna in piroga Città sull'acqua
Città sull'acqua in Africa Villaggio sull'acqua
Come in una sorta di "waterworld", la vita a Ganviè si svolge interamente sull'acqua spostandosi a bordo delle tradizionali piroghe in legno, alcune delle quali a motore. In barca si va a fare la spesa al mercato galleggiante, si va a scuola, si va a pesca e ci si sposta tra gli edifici della città.
Chiesa su palafitte Chiesa a Ganvie
Sacerdote in Africa Coro in chiesa
Impianto audio della chiesa


Una chiesa, costruita con poche travi di legno che fungono da pavimento sospeso, stuoie e lamiere per tetto e pareti, ospita una funzione religiosa dove la predica viene diffusa attraverso un potente impianto audio che la veicola per tutta la città.
Rifornimento di acqua in Africa
A Ganviè, come in tanti villaggi africani, non esiste un acquedotto che serve le abitazioni, così l'acqua deve essere prelevata da un distributore e trasportata fino a casa in piroga, utilizzando grossi contenitori.
Hotel a Ganvie Albergo a Ganvié
Per chi desidera visitare Ganviè più a lungo, apprezzandola anche di notte, un modesto albergo che sorge su una piccola isola, può essere il luogo ideale dove fermarsi a dormire.
Tempio dei Pitoni
A pochi chilometri da Ganvié, nel Benin meridionale, non può mancare una visita alla città di Ouidah, capitale dei riti voodoo e città tristemente nota per la tratta degli schiavi. L'escursione a Ouidah inizia visitando il Tempio dei Pitoni, luogo dove questi serpenti sono venerati come protettori della città e purificatori dell'anima.
Tempio del pitone
Tempio dove si fanno riti vudù
Nel Tempio dei Pitoni si svolgono riti vudu. Un sacerdote esegue rituali confezionando feticci ed amuleti all'interno di un tetro edificio inaccessibile ai non iniziati, mentre un albero sacro accoglie richieste seguite da sacrifici di animali.
Albero dei desideri vudù
Sacrifici voodoo Resti del sacrificio vudù
Un santuario invece diventa un mucchio di resti di animali sacrificati alle divinità come offerta o come ringraziamento.
Pitoni Serpenti
Pitone sacro Pitone intorno al collo
Il tempio dei pitoni ospita quasi 100 serpenti, protetti come divinità. In Benin si crede che uccidere un pitone porti sfortuna e negatività, mente indossarne uno intorno al collo permette all'anima di purificarsi.
Museo di Ouidah
Il forte portoghese di Ouidah risale alla prima metà del XVIII secolo ed è una struttura che ebbe un ruolo molto importante come base diplomatica in epoca coloniale. Nel 1961 i portoghesi furono espulsi ed il forte fu parzialmente distrutto. Successivamente restaurato e trasformato in museo, l'edificio ospita reperti che testimoniano i gravi fatti avvenuti in Africa Occidentale durante la tratta degli schiavi: fatti che tutto il mondo dovrebbe conoscere, ma che in questa sede non mi è possibile diffondere in quanto in tutto il museo è rigorosamente vietato fotografare.
Ouidah Strada rossa polverosa
Il resto dell'escursione a Ouidah è dedicata proprio alla tratta degli schiavi e dell'ultimo tragitto che percorrevano dal centro della città fino alla spiaggia dove venivano imbarcati, lungo una strada che è tutt'ora polverosa e dissestata. L'ultimo viaggio iniziava da una grande piazza dove gli europei selezionavano ed acquistavano all'asta gli schiavi, destinati alla rivendita nel Nuovo Mondo. Il tutto si svolgeva con la compiacenza e la complicità delle famiglie reali che governavano queste regioni, in quanto ricevevano in cambio dall'uomo bianco oggetti di lusso ed altre merci inesistenti in Africa (in realtà erano le stesse famiglie reali che ordinavano il rastrellamento dei villaggi remoti dell'Africa Occidentale, per prelevare schiavi da barattare).
Albero del non ritorno
Lungo la strada per la spiaggia, gli schiavi facevano 3 giri intorno all'albero del non ritorno in quanto, da questo momento, erano certi che non sarebbero mai più tornati nel continente. Oggi l'albero non c'è più, ma al suo posto è stato installato un memoriale che raffigura una sirena
Edificio dove venivano tenuti gli schiavi
Prima di essere imbarcati, gli schiavi venivano rinchiusi per molti giorni in questo edificio, legati, imbavagliati e trattati in modo disumano, per permettere una sorta di selezione naturale: solo i più forti dovevano sopravvivere, in quanto potevano essere rivenduti a prezzi più alti.
Tratta degli schiavi
Albero del ritorno Albero delle salsicce
Una delle ultime tappe era l'albero del ritorno, dove gli schiavi giravano altre tre volte come atto propiziatorio per ritornare in Africa sottoforma di spirito una volta morti oltre oceano. Attualmente si tratta di un grande "albero delle salsicce", specie molto diffusa nel continente africano.
Memoriale degli schiavi morti
Gli schiavi che non sopravvivevano alle torture praticate prima dell'imbarco ed alla "selezione naturale" venivano gettati, talvolta ancora vivi, in una grande fossa comune dove recentemente è stato costruito un memoriale. Nella fossa sono stati trovati gli scheletri di migliaia di persone.
Porta del non ritorno Punto di non ritorno degli schiavi
Infine gli schiavi passavano il punto di non ritorno, dove facevano i loro ultimi passi sul continente africano, prima di essere imbarcati sulle navi in attesa al largo.
Villaggio su una spiaggia del Benin
La costa del Benin presenta una grande spiaggia dove si trovano piccoli villaggi.
Hotel Casa del Papa Hotel in Benin
Spiaggia in Benin Mare in Benin
In contrapposizione alle condizioni di povertà, c'è qualche resort di lusso per turisti dove non mancano tutti i comfort.
Effetti del vento Harmattan
In Benin, come in gran parte dell'Africa Occidentale, tra l'inizio di dicembre e febbraio soffia l'Harmattan, un vento fresco e polveroso che rende il cielo grigio, con il sole che traspare appena.

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